La cucina del Battello


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> Una volta, neanche molto tempo fa, il cucinare aveva un altro valore e il tempo trascorso ai fornelli era considerato importante. Ma forse era proprio il tempo che aveva un altro significato. La mattina all'alba, dopo la partenza degli uomini per il lavoro, le donne, le nostre nonne, si ritrovavano intorno al fuoco, e con quello che offriva loro la povera dispensa, inventavano quei piatti che oggi raccontiamo. Era la cottura, la lenta cottura di quelle vivande, il grande segreto; era il fuoco, il lento operare di quelle fiamme, mai troppo vive, che dava il sapore...." (A.Zanfi)


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lunedì, marzo 28, 2005
 

Paqualino:
ovvero il ciambellone del pic-nic della pasquetta.


Una ricetta semplice semplice per un ciambellone, salato e impepato, la cui ricetta, e successiva semplice preparazione, potrebbe diventare anche "una pietra angolare" per il pic-nic della pasquetta....


Pic nic = Colazione o merenda all’aperto durante una gita nei monti, in campagna o al mare.
Così i dizionari definiscono il significato della parola "picnic", la cui provenienza è piuttosto antica. Sembra,infatti, che si tratti di un termine composto dal francese arcaico "pique" (prendere, rubacchiare), e "nique" (roba di poco conto).
La parola, venuta in uso circa alla fine del ‘600, inizialmente si riferiva soltanto alla frugalità, ad una mangiata composta di pochi e semplici cibi, forse sottratti direttamente in cucina, e consumati al di fuori del rito del pasto fatto attorno ad una tavola riccamente imbandita.
Quasi antenato del fast food, il picnic si faceva in comitiva perché ciascuno dei partecipanti vi contribuiva portando qualcosa .
Nell’ottocento si diceva fare un picnic per riferirsi a un pasto consumato in allegria sui prati, su una spiaggia o sulle rive di un fiume. Il termine conquistò un suo clima rilassato, nel quale il cibo e l’aria aperta favorivano anche gli approcci amorosi.
Solitamente nel picnic erano privilegiati i piatti freddi, precedentemente preparati con salumi, formaggi, uova, insalate, ciambelloni salati... e con l’accompagnamento di bevande, in teoria analcoliche, ma in pratica un pò alcoliche ... rosse (o anche bianche)

Oggi si identifica la parola picnic con "la gita fuori porta" organizzata fra amici o parenti.

Ma forse la cosa veramente importante di questa riunioni informali è che venga rigorosamente rispettato il modo di dire: "chi mangia mangia... l'importante è che le bevute siano pari!"

- in questo caso il mangia mangia... è riferito anche al ciambellone pasqualino:

Ingrendienti:
1/2 kg. di farina
3 uova intere e 2 rossi
1 cubetto di lievito di birra
100 gr. di margarina
1 cucchiaio di zucchero
2 cucchiai di olio
2 etti di fontina traformata in cubetti
1/2 etto di pecorino (grattugiato o in cubetti)
1/2 etto di parmigiano grattugiato
1 pizzico di sale.
tanti pizzichi di pepe...

Preparazione:
sciogliere il cubetto di lievito di birra sbriciolato in 100 gr di margarina, sciolta a sua volta a temperatura ambiente e primaverile, aggiungere il cucchiaio di zucchero (importantissimo per l'esito favorevole delle lievitazione) e i due di olio e mescolare bene...
unire poi le uova, la farina e i i formaggi,
mescolare molto bene il tutto...
formare "una palla" e lasciarla lievitare a lungo, per almeno 3 ore, in un posto
sicuro, un posto per es. dove la naturale curisoità dei gatti di casa non potrà mai arrivare...
A questo punto non rimane che lavorare di nuovo, brevemente, l'impasto lievitato e sistemarlo, come una ciambella, nello stampo del ciambellone, precedentemente imburrato (o immargheritato) e infarinato e metterlo nel forno, già caldo di 180°, per circa mezzora, o 40 minuti....
La stima precisa del tempo di cottura la potrà fare solo il nostro occhio... esperto o inesperto che sia... in quanto si baserà  solo  sul colore che avrà acquisito il nostro pasqualino, il ciambellone, dopo circa 30/35/40 minuti di cottura.


Quando sarà cotto a dovere non rimane che toglierlo dallo stampo, affettarlo e... quando sarà giunto il momento idoneo,  ... mangiarlo, accompagnato da fette di prosciutto, o ciabuscolo, o da un salame o un formaggio in genere... ed irrorarlo ben bene con un buon vino
( bianco o rosso non ha importanza)

Al contrario di come diceva Alberto Sordi, guardando avidamente un piatto di spaghetti in un suo celebre film:
"Macaroni... m'hai provocato e io te distruggo, macaroni! I me te magno!"
Ma forse  la cosa veramente importante di queste riunioni informali è che venga,  rigorosamente rispettato il modo di dire:
"chi mangia mangia... l'importante è che le bevute siano pari!"

cucinato da .....ella | 11:22 | commenti (1)alla ricetta


sabato, gennaio 29, 2005
 

In un mondo dove l'esperienza diventa un gomitolo ingarbugliato o un vasetto di marmellata della Z. cotta a lungo e pronta da essere consumata-gustata all'occorrenza, in questo mondo, una serata può essere come il panettone salato, con la pasta formata da ingredienti buonissimi che si miscelano alla perfezione con affetto, stima, amicizia, e dopo la giusta cottura, si preparano gli strati in modo molto vario e colorato, seguendo l'estro del momento: così una volta il salame si abbinerà alla salsa tartara e un'altra alla maionese, mentre lo speck cercherà il suo abbinamento viaggiando di strato in strato, fino ad arrivare a una perfetta combinazione e nell'attimo in cui prendi la tua fetta e la gusti sai che niente di meglio ti potrebbe capitare e avvicini lentamente il naso e già senti il profumo degli ingredienti, li ascolti, poi chiudi gli occhi e avvicini la tua fetta alla bocca, lentamente, come per ritardare il momento inevitabile, in cui, cominciando a gustare davvero i sapori tutti insieme, intuisci che alla fine ti troverai privata di qualcosa di così buono da farti subito desiderare di averne un'altra fetta. Ma tutti i panettoni finiscono e ti lasciano nell'attesa del prossimo, pensando a come potrebbe essere e se di nuovo tutti gli ingredienti troveranno quella magica alchimia e potrai sentire quel sapore e quell'odore unico...

Così, in attesa del prossimo panettone salato, ve ne fornisco la ricetta. ... l'unica ricetta che è possibile fornire: quella che si cuoce in forno. Per l'altra dovrete, come al solito, arrangiarvi a procurarvi gli ingredienti giusti, ma vi anticipo che non sarà facile.

Panettoni salati

( dose per 2 panettoni)

! kg di farina

lievito di birra (2 cubetti o due bustine)

1 cucchiaio colmo di zucchero

1 cucchiaio raso di sale

mezzo litro di latte

100 gr di burro

2 uova

Scaldare il latte e scioglierci il burro. Amalgamare perfettamente tutti gli ingredienti e mettere i due panettoni negli stampi imburrati e con il pangrattato. Lasciare lievitare per 2 ore in luogo caldo senza correnti d'aria.
Infornare a 200° mettendo nel forno un tegamino con dell'acqua, che eviterà che il pane si secchi. Cuocere per 50°.

Quando sarà freddo, mettere in frigorifero, coperto con la pellicola trasparente. Dopo qualche ora, anche una notte, tagliare gli strati e farcirli con burro, salumi e salse, variando ad ogni strato secondo il proprio gusto.

Purtroppo non ho la foto, ma la inserirò la prossima settimana, quando mi hanno detto che dovrò prepararli di nuovo

Buona giornata e buon fine settimana a tutti

 

cucinato da ziairis | 11:06 | commenti alla ricetta


domenica, dicembre 19, 2004
 

Uova alla Samuel Butler ovvero...

"l'apoteosi del frutto della gallina"
(ricetta inventata da -->> Roger Mifflin )

Un uovo alla Samuel Butler, per il libro di appunti delle massaie, può essere riassunto così:

Predisporre una piramide, su base di pane tostato, la cui costruzione si compone di
- un fiocco di burro,
- un uovo affogato, quasi sodo,
- una corona di funghi,
- un fascio di peperoni rossi a guisa di cappuccio…

… e il tutto innaffiato da una salsa rosa calda, sulla quale l'inventore mantiene (purtroppo) il segreto - ma alla quale possiamo sostituire facilmente una nostra "invenzione" -

(Intorno alla piramide Roger Mifflin, in questo specifico caso nelle mansioni di cuoco-libraio, aggiunge poi tante patatine fritte e un bicchiere di buon vino rosso) -

- Christopher Morley: La Libreria stregata




















cucinato da .....ella | 11:42 | commenti (2)alla ricetta


mercoledì, dicembre 08, 2004
 

Ecco la seconda ricetta di dolci natalizi che sono tipici della nostra città e che faccio tutti gli anni, continuando una sorta di tradizione che serve anche a creare l'atmosfera giusta per avvicinarsi alle feste. Naturalmente tutti questi dolci non li mangiamo Cesare ed io: mi piace farli e anche regalarli, avvolti in carta rossa e legati con un nastro verde
 
Panone
  • 1 kg. farina
  • 300 gr mandorle
  • 300 gr noci
  • 100 gr burro
  • 350 gr miele
  • 100 gr zucchero vanigliato
  • 300 gr zucchero
  • 450 gr uvetta
  • 100 gr pinoli
  • 100 gr cedro candito
  • 350 gr fichi secchi
  • 400 gr mostarda (una sorta di marmellata di frutta mista, non la mostarda di Mantova!!)
  • 4 uova
  • 100 gr cioccolata fondente
  • 800 gr canditi misti
  • buccia grattugiata di un limone
  • lievito per dolci in dose doppia ( come per 2 kg di farina)
Mettere l'uvetta a bagno con il vino 5 o 6 ore prima di impastare.
Tenere da parte alcune mandorle, noci e canditi per decorare i dolci. Tritare il rimanente, compreso i fichi secchi, il cedro e la cioccolata. Impastare tutto insieme con sufficiente latte da amalgamare bene l'impasto.
Mettere in teglie imburrate e infarinate (ne vengono 8 grandi come quella della foto) e infornare a 200° per un'ora. Quando escono dal forno vanno lucidati con il miele e quando sono freddi si mettono al fresco. Qualche giorno dopo si bagnano i dolci con due cucchiai ognuno di liquore 'misto per dolci', oppure con un misto di Mandorla amara e Alchermes.
 
Il profumo di cioccolata e frutta candita riempie la casa e arriva fin quassù, al mio eremo della scrivania. E' buonissimo. Per fortuna che questi dolci non si possono gustare subito! Infatti vanno preparati con largo anticipo. Ora li porterò subito al fresco in cantina, per evitare ogni tentazione
 
cucinato da ziairis | 16:27 | commenti alla ricetta


domenica, dicembre 05, 2004
 

Certosino
  • 600 gr miele
  • 500 gr farina
  • 200 gr canditi
  • 150 gr mandorle
  • 75 gr cacao amaro
  • 50 gr pinoli
  • 5 gr spezie per certosino (forse introvabili nelle altre regioni. Alcuni dicono che sono le stesse che si usano per lavorare la carne di maiale, ma io dubito...)
  • 5 gr ammoniaca per dolci
  • una presa di sale
Tenere da parte delle mandorle, bagnate in acqua e zucchero, e i canditi per decorare poi i dolci.
Le mandorle restanti vanno leggermente tritate per amalgamarle all'impasto.
Sciogliere il miele a bagnomaria ed impastare tutto insieme, Mettere su carta da forno, dandogli la forma ad anello ( con le mani bagnate in acqua fredda!) e infornare a 200° per 20 minuti. Quando escono dal forno pennellarli con il miele e quando sono freddi, avvolgerli nella pellicola e conservare al fresco.
Si conservano anche due mesi ( se riuscite a non mangiarli)
 
Questo è il primo dei dolci natalizi che preparo, ed è propio tipico della nostra città, tanto che dubito si possa fare in altri luoghi, per via delle spezie, che presumo introvabili. Ho terminato ieri sera di prepararli e la casa profumava di Natale: quel buon odore di cannella e noce moscata, chiodi di garofano e calore familiare che tutti dovrebbero poter sentire, almeno una volta all'anno
 
Ora il compito più difficile è riuscire a tenere Cesare lontano dai dolci, almeno fino alla sera della Vigilia
Buona domenica, anche se piove, tanto per cambiare .
Un bacio con le ciliegie candite
 
cucinato da ziairis | 11:21 | commenti alla ricetta


mercoledì, novembre 24, 2004
 
I festeggiamenti per il mio compleanno sono terminati lunedì sera, con la serata con le amiche, due amiche 27enni che la sorte mi ha regalato, e G. un ragazzo di trenta anni, che faceva parte anche lui dello stesso pacchetto.
Solo ora, scrivendolo, capisco perché partecipano sempre al mio compleanno: perché sono loro stessi dei regali
 
Avevo preparato quella che Cesare considera l'unica possibile 'Torta di compleanno', se non la compro in pasticceria e decido di farla con le mie mani
Approfitto per darvi la ricetta che, comunque, è molto semplice, ma di effetto.
 
Torta di compleanno
  • un pan di spagna o torta da farcire ( chi vuole può preparare un pan di Spagna casalingo, oppure comprarne uno già pronto)
  • 300 gr di mascarpone mescolato con due rossi d'uovo e 50 gr di zucchero al velo e 50 gr di zucchero vanigliato
  • tre cucchiai di rum mescolato con un cucchiaio di zucchero e uno di acqua, per renderlo più leggero
  • un quarto di panna da montare con 25 gr di zucchero al velo e 25 gr di zucchero vanigliato
Tagliare la torta a metà orizzontalmente, bagnare il fondo con il rum, spalmare il mascarpone e coprire con l'altro strato di pasta, bagnare anch'esso e coprire tutto il dolce con la panna montata.
Tenere in frigorifero almeno per otto ore prima di servirla, dopo averla decorata a piacere, ad esempio con ciuffetti di panna montata e amarene sciroppate
 
Oggi c'è il sole anche qui nella pianura padana, da sempre destinata alle nebbie, e io sono di ottimo umore.
Buona giornata a tutti
 
cucinato da ziairis | 10:12 | commenti alla ricetta


domenica, novembre 21, 2004
 

Oggi cucinerò l'anatra all'arancia


Avevo un'anatra nel congelatore che attendeva da moltissimo tempo il suo momento di gloria: quello di uscire dal gelido ripostiglio per essere cucinata.

Solo che quel momento sembrava non giungere mai... così mi sono finalmente decisa: ieri sera, impulsivamente, l'ho tirata fuori da lì ... ed oggi dovrò, per forza, cucinarla.

L'anatra all'arancia, checchè ne dicano i francesi che considerano questa ricetta gloria e privilegio della cucina francese e che chiamano pomposamente caneton a l'orange, è un'antica ricetta italiana che fu importata in francia ai tempi di Caterina de' Medici.

Ai suoi tempi, siamo nel 1500, a Firenze si chiamava papero al melarancio.

In quel peridodo, a dir la verità, c'era in quei luoghi addirittura tutta una tradizione di cucina basata sull'uso degli agrumi perchè i mercanti fiorentini li esportavano, allora, in tutta europa.

Caterina, Figlia di Lorenzo II de' Medici, duca d'Urbino, che nel 1533 sposò il duca d'Orléans, che divenne poi re di Francia (nel 1547) con il nome di Enrico II, oltre ad essere una donna molto "potente" perchè influenzò in maniera determinante gli eventi della storia di quel tempo, sopratutto dopo la morte del marito e del figlio Francesco II, fu reggente al posto del figlio Carlo IX, ancora troppo giovane, dirigendo la politica francese, aveva anche la fama di grande mangiatrice e bevitrice e, spinta dal gusto per la buona tavola, portò in Francia la cucina italiana:
le salse - l'uso delle rigaglie - l'olio d'oliva - le crespelle - gli spinaci - i fagioli - i piselli - i carciofi - l'uso di cucinare i volatili all'arancio e tanti piatti che poi si imposero poi nella cucina internazionale come francesi.

Ad ammettere questo fatto furono le voci dei più importanti cuochi del tempo, come Antonin Carême che nel 1822 scrisse:

"I cucinieri della seconda metà del Settecento avevano conosciuto il gusto della cucina italiana che Caterina de' Medici aveva introdotto alla corte di Francia".

E c'è anche la voce di Jean Orieux che, in un libro dedicato a Caterina, afferma:

"Proprio i fiorentini hanno riformato l'antica cucina francese di tradizione medioevale; ad essi risale la cucina francese moderna".

(È da precisare però che ai cuochi francesi va riconosciuto l'usocapione... cioè il merito di aver mantenuto in uso, introducendole e mantenendole nella loro cucina nazionale - molte ricette che nel nostro paese da tempo sono cadute in disuso e di averle in molti casi inserite nella cucina internazionale.)

E' a lei, a Caterina, che si deve l'influenza che la cucina fiorentina ebbe su quella francese perché i cuochi e i pasticceri che la seguirono in francia fecero scuola; fatto questo ammesso dagli stessi francesi :

"Dobbiamo riconoscere che i cuochi italiani che vennero in Francia al seguito di Caterina de' Medici all'epoca del suo matrimonio con Enrico II, furono all'origine della cucina francese, per gli elementi e i condimenti, per noi nuovi, che essi portarono e da cui i cuochi francesi s'ispireranno così bene che non tarderanno a surclassare i loro iniziatori".

(info: Caterina, inoltre introdusse in francia un oggetto che a Firenze era stato introdotto già da tempo, vale a dire la forchetta. Riuscì addirittura a rendere obbligatorio l'uso del forcuto strumento con un decreto, emanato dal suo terzo figlio, Enrico III - succeduto come sovrano alla morte di Carlo IX - che ne ordinava l'utilizzo affinchè si potesse "mangiare con pulizia")

(gossip: da un articolo di un giornalista di quel tempo possiamo leggere:
"I commensali si rivelarono piuttosto maldestri nel maneggiare il nuovo utensile: infatti nel portare la forchetta alla bocca, si protendevano sul piatto con il collo e con il corpo. Era uno vero spasso vederli mangiare con la forchetta, perché coloro che non erano abili come gli altri, facevano cadere sul piatto, sulla tavola e a terra tanto quanto riuscivano a mettere in bocca".)

(curiosità: Caterina allestiva spesso e volentieri sontuosi banchetti, per celebrare occasioni varie, in cui erano serviti una ricca scelta di cibi che dovevano però, come quantità, essere divisibili per tre, il numero perfetto.-
Esempio: "33 arrosti di capriolo, 33 lepri, 6 maiali, 66 galline da brodo, 66 fagiani, 3 staia di fagioli, 3 staia di piselli e 12 dozzine di carciofi").

...
- Dopo tutte queste lungaggini credo che si sia capito che stamattina proprio non ho voglia di cucinare... anche se l'anatra all'arancia è veramente una ricetta molto facile da eseguire:

** Ingredienti:

-1 anatra
-6 arance
- burro e olio e olio di oliva
- sale e pepe
- zuccero e aceto

** Esecuzione:

- Pulire bene l'anatra (la mia per fortuna è gia pulita)
- Spruzzarla internamente con sale e pepe e ungerla con un filino d'olio
- Metterla in una teglia con un pò di burro --> in forno
--> per circa un'ora.
- Bagnarla periodicamente durtante la cottura con il sugo che si formerà nel fondo della teglia e salarla (e peparla) anche all'esterno.

Nel frattempo che cuoce preparare la salsa all'arancio:

- scaldare in un tegamino 1 cucchiaio di zucchero e due di aceto, in modo che si formi una specia di caramello.
- unire poi 3 o 4 cucchiaiate del sugo che nel frattempo si sarà formato sul fondo della teglia dove cuoce l'anatra.
- mescolare bene il tutto ed unire il succo di 4 arance e di un limone e la scorza di due arance (tagliata a striscioline e utilizzando solo la parte esterna, quella colorata, escludendo la parte interna, quella bianca e lanuginosa)
- mescolare ancora, dare qualche minuto di cottura per addensare la salsa.

Exploit:

Nel piatto di portata disporre uno strato di fette d'arancia, adagiarvi sopra l'anatra cotta ed irrorarla con la salsa appena preparata.

(ps: poi magari vi dirò perchè, sinceramente, è la prima volta che la preparo)




























cucinato da .....ella | 09:22 | commenti (1)alla ricetta


lunedì, ottobre 11, 2004
 
Ieri pioveva e il cielo era grigio di tristezza  L'impossibilità di fare anche un semplice giro in giardino, rendeva l'aria pesante anche in casa.
In questi momenti si rivela utilissima la preparazione di qualcosa di sfizioso, di allegro.
"Faccio il pane fritto?"
Subito nasce il sorriso. Questa ricetta me l'ha data un'amica ligure ed è semplicissima, e anche veloce. Se sia poi veramente ligure, non lo so, comunque è molto buona.
 
Pane fritto
 
500 gr di farina per pizza
3 cucchiaini di sale
un cucchiaino di zucchero
un bicchiere di latte tiepido mescolato con poca acqua (se il liquido è poco, aggiungerne finché non si raggiunge la giusta consistenza. Deve essere più morbida dalla pasta per la pizza)
tre cucchiai d'olio
una bustina di lievito di birra ( o un cubetto)
 
Impastare dentro una terrina, lavorarla fino a renderla liscia e molto morbida. Lasciare lievitare almeno due ore, al caldo, coperta con un tovagliolo umido.
Far scaldare l'olio dentro una padella, meglio se piccola e alta, perché si friggono pochi per volta. Prendere dei piccoli pezzi di pasta e tirarli leggermente con le mani e buttarli nell'olio. Quando sono dorati, passarli sulla carta per togliere l'eccesso d'unto e mangiarli con salumi e formaggi di ogni tipo.
 
Unico rischio: mangiarne troppi!! Infatti, quando ha finalmente deciso di gettare la spugna, Cesare si è appoggiato all'indietro sulla sedia e ha detto, toccandosi la pancia, con aria di rammarico: " Credo di aver esagerato!"  ... credo??? 
 
E oggi c'è di nuovo il sole. Buona giornata a tutti. Un bacio dalla zia
 
cucinato da ziairis | 11:49 | commenti alla ricetta


mercoledì, settembre 15, 2004
 

ZUPPA INGLESE
ricetta per 4 persone-durata 45min+2 ore
ingredienti-100gr di burro,100gr di farina,100gr di zucchero,100gr di cacao, 1 lt di latte,10 amaretti, 1 pacchetto di savoiardi, marsala o similare.

Sciogliete in burro a fiamma bassa e incorporate la farina, il cacao, lo zucchero, e mescolate di continuo; diluite il composto con il latte versandolo poco per volta per evitare la formazione di grumi.
Lasciate cuocere la crema lentamente, senza smettere di mescolare, fino a quando si addensi.
Pestate gli amaretti ed uniteli al preparato.Prendete una terrina bassa ed ampia, bagnatela col marsala e adagiatevi sul fondo uno strato di savoiardi bagnati appena in una miscela di crema e copritela con altri savoiardi, continuate a formare gli strati fino all'esaurirsi degli ingredienti.Ponete il dolce in frigo per un paio d'ore.

Questa ricetta mi è stata data da un'amica....se devo essere sincera io nn l'ho mai provata ma assaggiata sììì..è buonissima

^^







cucinato da cicabu | 21:53 | commenti alla ricetta


martedì, agosto 03, 2004
 
Eccomi, come promesso, con la ricetta della zuppa inglese, anche se sono sicura che tutti la conoscerete già, perché è molto diffusa.
Scrivo prima la ricetta per la crema pasticcera, che io uso per preparare questo dolce, anche perché questa crema si può usare per altre ricette e si può gustare anche da sola, in coppa, con qualche biscottino secco, tipo lingua di gatto.
 
Crema pasticcera
 
8 cucchiai di zucchero
4 cucchiai di farina
4 rossi d'uovo
mezzo litro di latte
 
Mescolare zucchero, farina e rossi d'uovo, in modo da non avere grumi e poi aggiungere mezzo litro di latte, poco per volta. Mettere su fuoco medio, mescolando continuamente. Quando inizia a bollire calcolare circa tre minuti e poi spegnere. Se si vuole gustare da sola si può profumare con un pezzo di buccia di limone.
 
Zuppa inglese
 
Preparare due dosi di crema pasticcera. In una delle due, aggiungere, mentre si stemperano le uova con lo zucchero e la farina, due cucchiai abbondanti di cacao amaro, in modo da ottenere una crema al cioccolato.
Foderare uno stampo con savoiardi imbevuti di alchermes. Versare la crema, poi mettere un altro strato di savoiardi bagnati nel liquore, quindi la crema al cioccolato. Quando è fredda, mettere in frigorifero per qualche ora, prima di gustarla, possibilmente in compagnia di amici non troppo golosi (altrimenti se la mangiano tutta loro... )
 
E ora aspetto le vostre ricette; in special modo aspetto quella di Ellie, che me l'ha promessa.  Sono sicura che ci saranno diverse scuole di pensiero sulla zuppa inglese, come dice Colfavoredellenebbie. Ed è sempre bello confrontarsi su argomenti così dolci...
 
Buona giornata a tutti... che sia dolce e saporita, come la nostra zuppa...
 
cucinato da ziairis | 11:02 | commenti (1)alla ricetta


giovedì, luglio 01, 2004
 
Domenica scorsa, al blog pic-nic, si è parlato anche di cucina e di cucinare. E di come, anche le ricette di famiglia possano risultare diverse se fatte da uno o dall'altro componente della stessa. Infatti, il famoso 'sugo di nonna Lucia', tramandato alla nipote Roberta, con ricetta dettata dalla nonna in persona, sembrerà completamente diverso. E il 'risotto alla Gigi' fatto da Maria, sembrerà meno saporito.
Mia suocera ha sempre preparato un ottimo ragù e i nipoti facevano a gara a chi mangiava più piatti di pasta condita con il suo prezioso ragù, perché quando lo facevano le loro madri (con la stessa identica ricetta e la stessa pentola) non aveva lo stesso sapore.
Misteri della cucina!
Per consolarci assaggeremo una fetta di  questa torta, che riuscirà perfettamente, lo garantisco, perché è facilissima. Ed è anche molto buona
 
Ciambella ricotta e cioccolato
 
3 hg. di farina 00
3 hg. di zucchero
3 uova
3 hg. di ricotta
1 hg. di burro sciolto a bagnomaria
buccia grattugiata di un limone
1 hg. di cioccolata fondente tritata
1 bustina di lievito per dolci
 
Sbattere le uova con lo zucchero e amalgamare il resto degli ingredienti. Versare in una teglia rotonda con buco centrale, precedentemente unta e infarinata, e cuocere in forno a 180° - 200° per 30-40 minuti. La 'prova stecchino' è molto utile, per verificare la cottura di questa torta, perché la ricotta tende a bagnare il composto.
 
Buona giornata tutti. Un bacio alla ricotta
 
cucinato da ziairis | 11:16 | commenti alla ricetta


venerdì, giugno 11, 2004
 

Buonumore e torta di riso

Avevo promesso la ricetta del buonumore, ma oggi ho in mente una torta che è stata nominata domenica, mentre, seduti in giardino, ci prendevamo quei pochi raggi di sole sciolti nel vento, che agitava i rami degli alberi. 

Torta di riso
1 litro di latte
1 etto di riso piccolo da minestre
3 etti di zucchero
3 uova
1 etto di mandorle tritate
1 etto di cedro candito tritato
1 etto di amaretti tritati
1 bicchierino di liquore mandorla amara
Far bollire il latte e cuocere il riso. Spegnere e mettere lo zucchero, che si scioglierà subito. Quando il latte sarà freddo aggiungere tutti gli ingredienti e mescolare benissimo. Mettere in una teglia rettangolare, unta e cosparsa di pangrattato e cuocere in forno per un'ora a 180°.
Quando sarà fredda bagnare con un altro bicchierino di mandorla amara e far riposare un giorno in frigo, prima di servirla tagliata a losanghe.
 
E' ottima anche d'estate, perché si può mangiare fredda. E' una ricetta antica. Questa torta si faceva solo in occasioni speciali: ad esempio per la festa della parrocchia, chiamata 'festa degli addobbi'. ... roba di tanto tempo fa... io lo so perché l'ho sentito raccontare
 
A proposito di ricetta del buonumore: un pranzo con gli amici, chiacchiere al sole in mezzo al prato, risate condite con la torta di riso, possono essere ingredienti magici. Oppure una telefonata improvvisa di un'amica che si invita a cena e porta un avanzo che ha in frigo e una lettera di qualcuno che credevi di aver perso per strada... e il vento che fa ondeggiare il grano come le onde del mare... Forse, però, non sono questi gli ingredienti del buonumore. Questi sono i condimenti: il buonumore è, come sempre, uno stato mentale. Non dipende mai da cose esterne a noi, dipende solo da noi.
E', nello stesso tempo, una bella notizia e una brutta notizia...
 
Per ora vi auguro una buona giornata. Un bacio all'amaretto
 
cucinato da ziairis | 14:08 | commenti alla ricetta


giovedì, giugno 03, 2004
 
In questo periodo sono molto creativa in cucina. Io credo che la cucina sia una forma d'arte e che sia un luogo in cui applicare anche la propria creatività.
Cucinare è anche un modo per rilassarsi e lasciar vagare la mente su cose piacevoli, oltre che un modo per deliziare le persone che si amano.
Con un cibo si possono anche curare piccoli malanni del fisico, ma soprattutto della psiche. Trovare un dolce, o una pietanza particolare, cucinata proprio per noi, può alleviare piccoli tormenti interiori.
Prova ne sia il fatto che anche quando succedono cose molto gravi, parenti ed amici, si preoccupano subito di farti mangiare. L'avete mai notato? Situazioni in cui l'ultimo dei nostri pensieri è il cibo, e tutti che ci portano e ci offrono pietanze cucinate con le loro mani, ci invitano a pranzo e si preoccupano di farci mangiare.
Il cibo, come un abbraccio morbido, per alleviare le angosce.
 
Ecco, mi sono persa di nuovo. Il discorso era nato dalla creatività in cucina. Ieri non avevo deciso niente per pranzo e, mentre bolliva l'acqua per la pasta, ho guardato in frigo, pensando di fare una semplice pasta al sugo. Invece, ecco cosa è uscito:
 
Ruote fantasiose alla zia Iris
Melanzana a dadini, a soffriggere in olio extravergine, in padella larga, due salsicce sbriciolate, un pizzico di sale e uno di peperoncino ( se volete. Io lo metterei ovunque. Per questo dico che sono donna del sud, anche se non è vero...  ), oppure altre erbe e profumi che vi piacciono. Anche l'origano va benissimo.
Un pasta tipo fusilli, o le ruote, che sono anche molto carine, io ho usato queste, cotta al dente e poi passata in padella con il sugo e con parmigiano.
Sicuramente non ho inventato niente di nuovo. Qualcuno l'avrà già fatta prima di me e avrà anche dato un nome fantasioso a questa pasta, però quello che conta è usare la fantasia, applicata alle provviste che si trovano in casa.
 

cucinato da ziairis | 11:21 | commenti (1)alla ricetta


mercoledì, giugno 02, 2004
 
Qualche giorno fa ho scritto un post in cui parlavo di cucina e del fatto che qualcuno mi invita a pranzo e poi mi fa cucinare. In seguito ho ricevuto tanti messaggi privati, con relativo invito a cena o a pranzo.
Mi dispiace, ma non posso accettare. Altrimenti, sarei impegnata in cucina per i prossimi due anni!!!
 
Vi posso, però, suggerire un'ottima e semplice ricetta che viene dall'isola di Vulcano.
 
Mezze penne alla Vulcanara
per 4 persone:
Mentre bolle l'acqua e cuoce la pasta, 350-400 gr., prendete una larga padella e fate sciogliere 4 o 5 acciughe in 3 cucchiai d'olio e uno spicchio d'aglio intero, che poi toglierete. Aggiungete una manciata di capperi, peperoncino e tre pomodori spezzettati. Pochi minuti e il sugo è pronto. In un tegame a parte fate sciogliere un'acciuga in due cucchiai d'olio e aggiungete una bella manciata di pane grattugiato. Fatelo tostare, finché diventa croccante.
Scolate la pasta e passatela in padella per un minuto, poi cospargetela con il pane abbrustolito.
 
Gustatela ad occhi chiusi, e vi sembrerà davvero di essere in riva al mare, da "Vito", un ristorante delizioso, economico e così ricco di atmosfera. Sentirete il rumore del mare e l'odore di una giornata di sole... o di un tramonto sul mare...
Buona serata a tutti e grazie ad Alp dell'invito!
 
cucinato da ziairis | 20:20 | commenti alla ricetta


sabato, maggio 08, 2004
 
Una cosa abbastanza veloce e che va bene la sera di giorni di pioggia.
Fate bollire del brodo e intanto a parte tagliate a julienne (striscioline sottili, un pochino geometriche) alcune verdurine, tipo carote, zucchine (una carota, una zucchina a persona) qualche fettina di champignon sempre che non abbiate funghi migliori sotto mano e qualche rondellina (ma poche) di asparagi o altro.
A parte avete anche già preparato una frittatina sottile. Gettate le verdurine nel brodo bollente, cui avete aggiunto un pochino di salsa di soia. Cuocete al massimo cinque minuti, poi aggiungete la frittatina tagliata a striscioline. Servite in ciotole.  
cucinato da melusinach | 20:17 | commenti (1)alla ricetta


sabato, aprile 17, 2004
 
Stasera si cena in baita. Una tavola di legno spesso, di unica trave. Allegra sarà la tovaglia, spero che allegro sarà ciascuno di noi commensali che porterà il suo animo diviso tra città e montagna. A me tocca portare pure il brasato al barolo. Per farlo so farlo e pare anche bene, unico problema che sono vegetariana con deviazioni ittiche. Beh, per gli amici si può fare, e non voglio convertire nessuno al mio credo. Quindi ecco la ricetta dal libro della nonna (la mia, è di Alba quindi c'è da fidarsi) per 6 persone. Magari con un contorno di polenta concia. Tanto la primavera gioca a nascondino e i saporti forti ci stanno ancora bene.
Far riposare un chilo di culattina di vitello ricoperta da un litro di barolo (può andare un buon nebbiolo) per almeno un paio d'ore. Sistemare in un recipiente di rame 25 gr. di burro e lardo (olio se volete alleggerire un po'), cipolla, uno spicchio d'aglio, una carota a dadini, una costa di sedano, un rametto di rosmarino, una foglia di lauro, un pezzetto di cannella, sale e pepe.
Scolare la carne e farla rosolare fin quando sarà ben colorita e aggiungervi il vino facendolo consumare lentamente, unendovi uno-due mestoli di acqua tiepida, per circa un'ora e mezza. Togliere la carne, passare il fondo di cottura al setaccio e rimettere carne e sugo sul fuoco per ancora quindici minuti. Servire molto caldo.
E per accompagnamento e/o alternativa eccovi la polenta condita. In una pentola a bordi alti far bollire due litri d'acqua con un chilo di patate sbucciate e tagliate a pezzi. Quando l'acqua bolle aggiungere a pioggia la farina di granoturco (3-400 gr.) e il sale, mescolando continuamente. Quando la polenta sarà cotta aggiungervi 200 gr. di toma possibilmente ben matura a pezzetti. Servire bollente (la polenta concia prevede anche l'uso di prosciutto o salame, ma non è il caso stasera).
(Per me ho in programma un gratin di dente di leone e asparagi selvatici con due acciughe al verde...)



cucinato da quellachenonsei | 13:44 | commenti (3)alla ricetta


giovedì, aprile 08, 2004
 

Auguri di pace!! mtb

cucinato da mtb | 16:06 | commenti alla ricetta


lunedì, aprile 05, 2004
 

 

 

Ciaramicola
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Dolce allegro e primaverile, tipico del periodo pasquale, ha un insolito color rosa molto decorativo. Nel periodo della Pasqua, un tempo, le famiglie del perugino se lo scambiavano in segno di augurio.

 

 

500 g di farina; 200 g di zucchero; 120 g di strutto, 3 uova; 50 g di alchermes; 1 scorzetta di buccia d'arancia non trattata (solo la parte arancione) grattugiata; poco latte; burro per ungere la tortiera; confettini colorati; 1 cartina di lievito per dolci, dose da 1/2 Kg; burro per ungere lo stampo.

Lavorate assieme la farina, lo zucchero, lo strutto, 2 uova e un tuorlo, l'alchermes, la buccia d'arancia ed un po’ di latte, unite il lievito e versate in uno stampo unto di burro, lasciando da parte un po’ d'impasto e dando la forma di un torcolo. Ricavate dalla pasta rimasta due bastoncini e disponeteli a forma di croce attraverso il buco della ciaramicola. Infornate a 180 °C e fate cuocere per circa 40 minuti. Togliete dal fuoco, ponete sulla superficie della ciaramicola la chiara d'uovo rimasta montata, spolverizzate con i confettini ed infornate a forno caldo, ma spento, perché la chiara si rapprenda. 







cucinato da stepa | 18:54 | commenti (2)alla ricetta


venerdì, marzo 19, 2004
 

Frittelle di S. Giuseppe

Ingredienti:

500 gr di riso
1/2 l di latte
200 gr di zibibbo
Un'arancia e un limone
500 gr di zucchero semolato
Un bicchierino di marsala
Un cucchiaio di farina bianca
3 uova intere e due tuorli
Una presa di lievito per dolci
Olio di oliva

Preparazione:

In una pentola mettete mezzo litro d'acqua fredda, il latte freddo, l'arancia e il limone a fette e il riso. Fate cuocere 20 minuti a fuoco basso, girando con un cucchiaio di legno; aggiungete 300 gr di zucchero e cuocete sempre a fuoco basso per altri 20 minuti, mescolando. Prima di togliere dal fuoco aggiungere il marsale e lo zibibbo. Fate freddare e togliete i pezzi di arancia e limone, Aggiungete la farina, le uova, i tuorli e il lievito. Girate con un cucchiaio di legno e friggete in abbondante olio, prendendo il composto a cucchiaiate che verserete nell'olio. Le frittelle devono galleggiare sull'olio. Fatele dorare uniformemente, sgocciolatele bene e passatele in abbondante zucchero semolato. Servitele calde

^^

 

 










cucinato da cicabu | 22:59 | commenti (1)alla ricetta


giovedì, marzo 11, 2004
 
PER CONCLUDERE IL CICLO PASQUALE ECCO LA RICETTA DEL
 
Il casatiello n'zogna e pepe
il casatiello


E' una focaccia tipica napoletana, tradizionalmente preparata per la scampagnata di Pasquetta. L'abbondanza di formaggio e salame tra gli ingredienti e la presenza delle uova (che diventano sode durante la cottura) lo rendono, infatti, un ottimo *piatto unico da asporto*.

Difficoltà: Media

Tempo di preparazione: 40 minuti più i tempi di lievitazione e cottura

Attrezzatura: Un setaccio, una spianatoia dove impastare, un matterello, una teglia sottile, carta forno.

Tipo di portata: Focacce salate.

Porzioni: per 6-8persone

Ingredienti:
500gr di farina per pizza,
160 gr di n'zogna (strutto),
200 gr di salame tipo napoli tagliato a dadini, 200 gr di pecorino fresco (o caciocavallo o auricchio) tagliato a dadini, 15 gr di lievito di birra , 1 tazzina di latte tiepido,
1 cucchiaino di zucchero, 1 pizzico di sale,
2 uova, una presa abbondante di pepe nero macinato al momento.


Procedimento:
Sciogliere il lievito in un po' di latte tiepido. Disporre la farina a forma di Vesuvio con l'immancabile cratere al centro. Mettere nel cratere tutti gli ingredienti (tenendo da parte un po' di n'zogna) tranne i formaggi e il salame ed amalgamare il tutto. Lavorare la pasta per almeno 15 min. e mettere a lievitare in una terrina coperta da un canovaccio umido per circa 2 ore o finché la pasta non raddoppia il suo volume.
Dopo la prima lievitazione lavorare di nuovo la pasta per una decina di minuti e rimetterla a lievitare nuovamente. Questo procedimento renderà il casatiello più soffice.
Stendere l'impasto in *rettangolo* e spennellare di n'zogna fusa.
Spolverare di pepe nero e coprire di dadini di salame e formaggio. Piegare e ripetere l'operazione *n'zogna pepe formaggio salame*. Piegare ancora (ammesso che il rettangolo regga) e ripetere ancora. Arrotolare ora in forma di ciambella (o di spirale, come quello della foto) e spennellare ancora di n'zogna.
Ora, se vi piacciono le uova sode, sistemate sopra le uova crude, col guscio ben lavato, con la punta rivolta verso il centro dello stampo; con un po' di pasta tenuta da parte formate 12 bastoncini grossi come dei grissini, che sistemerete a croce sulle uova per fissarle alla pasta. Infine mettere in uno stampo circolare "n'zugnato" e cuocere in forno a 180 assume un bel colore dorato.

































cucinato da FionaDC | 15:25 | commenti (4)alla ricetta